Stop & go!!!

28 gennaio 2009

«Camminate nella carità» 

 

Vivere di Dio, scoprirsi in Lui creature nuove, lasciarsi da Lui cambiare e rendere totalmente nuovi, non può che essere un’esperienza descritta con un verbo di movimento: camminare! Non c’è altro che possa dire la verità e la profondità del dimorare in Dio, nella sua luce, nella sua santità, in ciò che a Lui è più gradito e da Lui desiderato. Camminare dice trasformazione, orizzonte, possibilità, novità, incertezza, strada, nebbia, incognite, compagni, solitudine, deserto, oasi. Tutto è presente e tutto allo stesso tempo necessario e relativo: è il mistero del camminare nella carità, in quell’andare sostenuto, sospinto e incoraggiato solo dall’amore. E’ con Lui, Dio amore, che desideriamo incontrarci. E’ il suo volto che desideriamo scoprire. E’ la sua voce, che lungo le strade della nostra personale risposta, siamo chiamati ad ascoltare.

 

 Lc. 6, 27-28. 32-36  

 Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

  

 

« Nei riti di iniziazione si parla in maniera dura e chiara della morte del vecchio uomo così come fece Paolo. Evidentemente, affinché il nuovo possa spuntare, bisogna che il vecchio muoia.Chi è pronto a deporre l’io infantile che vorrebbe essere  solo e sempre servito, sperimenta una nuova libertà interiore, sperimenta quel che Paolo intende dire quando parla di risurrezione: egli risorge a una vita nuova, a una vita in libertà, ma anche a una vita contrassegnata dalla disponibilità ad assumersi delle responsabilità per sé e per gli altri e a impegnarsi con tutte le forze in favore della vita. Si tratta di seppellire ciò che è vecchio, di abbandonare vecchi modelli di vita per entrare in contatto con quanto di originario e autentico c’è in noi. Le cose vecchie e consunte devono finire nel sepolcro, affinché non gravino più su di noi. Aspiriamo a ciò che è nuovo, giovanile, a ciò che non è consunto e che irrompe in noi provenendo dalla sorgente interiore dello Spirito divino». 

Anselm Grün, Paolo e l’esperienza religiosa cristiana

 

 

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VENITE A ME TUTTI! è una proposta di adorazione eucaristica.
Sarà aggiornata ogni giovedì per costruire, tra noi, una comunione fisicamente virtuale,
ma concreta e reale perché fondata sulla preghiera.

11 Risposte

  1. [...] Stop & go!!! [...]

  2. ..non so contare le lacrime che ho versato tra quelle che ardono sul cuore e non hanno la forza di usciere e quello che arrivano in superficie e scendono sulle guance..le ultime versate sono state proprio oggi (mi spiace essere un po’ deludente in questo discorso ma è davvero uno sfogo di cuore) non per la perdita di un parente ma per l’annuncio della nascita di un bambino di un mio parente che ritengo in parte responsabile della mia triste situazione di non essere mamma…la pugnalata nel cuore mi è arrivata a questa notizia di punto in bianco ed è stato così ardente il mio dolore che non posso fare a meno di parlarne..a volte non so di me quanto sono egoista o quanta sofferenza provocano le ferite subite in famiglia e le cascate di conseguenze che ne derivano..auguro ora, che mi sento meglio, tutto il bene possibile al bambino atteso che comunque come buona cristiana so che l’annuncio di questa notizia deve portarmi grande gioia e mi sforzo perchè ciò avvenga..con questo preambolo metto in luce la mia parte debole, che purtroppo affiora violentemente e senza preavviso..cerco quindi uno spazio di silenzio profondo dove poter incontrare Dio. E una questione seria sentirsi divisi da quello che si sente e quello che è giusto fare, non sempre è così chiaro da che parte davvero ci si è messi..mi faccio un esame di coscenza se davvero ogni giorno creo lo spazio necessario perchè Dio possa nutrirmi e crescere in me amore e giustizia, spero che le mie lacrime e fame di amore siano giustificate ed amate da un Dio sempre in ascolto, che non mi lascia un attimo anche se sono in un angolo del mondo e non perde niente della mia storia…ho rinunciato per carattere e per impotenza a tanti diritti umani mi affido alla mia mancanza di avarizia rimanento nella parte di indigenza e mi impegno a cercare di stare a cuore aperto e sgrovigliato dai tormenti terreni in modo tale che il grano piantato sulla buona terra cresca per poter rimanere disponibile verso il mio prossimo, per chi mi ama e mi vuol bene.

  3. [...] Stop & go!!! [...]

  4. Vi ricordo… anche se a Roma mancheró:-)

  5. “Ci sono notti fisiche che devono essere vissute, “percorse”, attraversate. Ci sono notti del cuore e dell’anima che hanno bisogno di trovare risposte, di scoprire luci nuove, di fare incontri significativi.”
    Pensavo alle mie notti, al buio che spesso oscura la mia vita, la mia mente, il mio cuore, il buio che non mi permette di guardare il mondo intorno a me con obiettività…pensavo alla mia cecità riflettendo anche su quella di san Paolo e cerco di consolarmi nel pensare che la cecità per Paolo è stato il primo passo verso una vita nuova, una vita che egli ha amato pur nella sofferenza tanto da fargli esclamare : “per me vivere è Cristo e il morire è un guadagno”.
    Io in queste “notti” cerco di ripetermi una delle frasi lette in questa traccia di adorazione: “Vieni a me, tu che sei stanco e scoraggiato e in me troverai la consolazione” e cerco di ricordare, come mi ripete spesso una persona, “che non c’è notte troppo lunga da impedire al sole di sorgere”.

  6. Ogni anno durante la quaresima vivo tempi e prove molto forti per la mia vita.
    La croce quanto l’ho scansata.. ma oggi quanto la amo!!!!!!
    la vera croce e’ conoscere se stessi dice il mio sacerdote ed e’ vero
    Aprirci completamente a noi stessi per entrare nel mistero di Dio.
    Ogni anno accade qualcosa che mi sconvolge e mi addolora profondamente durante questo periodo
    e allora mi sento come Gesu’ nel Getzemani che non comprende la volonta del padre e chiedo come lui “se puoi allontana da me questo calice… ma se questa croce e’ la tua volonta ‘ sia fatta la tua volonta’:
    Questi ultimi giorni sono stati per me molto tormentati
    emotivamente
    le mie paure i miei desideri i miei traumi del passato sono tornati tutti pero la vicinanza con Dio che sento nell’aria che respiro mi rende dolce questo dolore la mia vita incontra spesso il calvario un calvario fatto di mille perche’ e mi vado interrogando su quale sia la volonta’ di Dio e piu mi interrigo e piu entro in un mistero imperscrutabile a cui non sono in grado di rispondere se non con la fiducia della vera fede.Quanto mi sento
    fuori dagli schemi e quanto mi afftica
    portare la croce ma alla fine per quanto sia faticoso scelgo sempre di portarla contro una logica che preferisce girarle intorno io me la prendo e la porto
    perche nel mistero del dolore posso incontrare Dio nell intima comunicazione quando dentro sento qualcosa che scalpita e mi fa male allora so che sto vivendo la croce allora so che Dio mi viene incontro
    come oggi .
    Quanto ho bisogno di pregare in questi momenti per allegerirne il peso scegliere di prendersi la croce per incontrarti in un periodo forte come questo
    e’ stata questa la mia scelta
    piu e’ difficile per me e piu ho bisogno di te.Questa croce in fondo mi fa sentire viva perche mi fa spogliare di me fino al punto piu intimo dell’incontro che ho con le mie verita’ e con le mie menzogne e allora trovo te pronto a guardarmi in faccia e ad accogliere il mio pianto. La croce nessuno la vuole ma tutti la vivono solo che vivono quella sbagliata
    vivono la croce della disgrazia e non quella della grazia di capire che Dio ha scelto un modo speciale di comunicare con te e’ difficile ma e’ la forma piu intima di amore che Dio possiede per comunicare con me.
    Vi voglio bene

  7. Trovo la parte piú comunicativa di Sr Tecla Merlo, l’espansione massima del suo amore quando riporta queste parole di S. Paolo “.. e cercando di conservare la pace che vi unisce nello spirito”, mi immedesimo nella pace che nasce da uno spirito delicato é che conserva per lo piú la virtú della caritá donata da Dio e dove trovano spazio tutti e a tutti si dona una goccia di cuore per-donarci ed amare senza paure di perdere poiché quel che consumisticamente é una perdita diventa guadagno inestimabile; nonostante che ai miei occhi rimane totalmente invalutabile il guadagno che ne deriva, la sicurezza che la fede puó infondere alla mia anima e credo che é una virtú che penetri nell’anima dell’anima e che permette quindi a tutti di credere in un mondo d’Amore, riesco ad ascoltare il richiamo, l’eco di Gesú Cristo.

  8. Vorrei partire da un concetto come l identitá appoggiandomi ad un uomo di mondo Zygmunt Bauman che la definisce un “io presunto” l orizzonte verso cui tendo ed in base a cui valuto, censuro e correggo le mie mosse, per poi allargare il punto di vista e valutare un identitá di fratellanza mondiale (paese-nazione) dove l identitá assomiglia sempre piú ad un “puzzle” tanti pezzetti che ottengo in base al mio vissuto e decido di scartare, cambiare, sospendere per tentare di arrivare ad una immagine di sicurezza guardando dentro uno specchio confuso.. é che il gioco da tavolo ha un immagine predefinita quindi con pazienza ma soprattutto logica si arriva ad assolvere il proprio compito. In Gesú non c’é logica.. ..se contemlpo con gli occhi del cuore fissi sul crocifisso l immagine di fratellanza e la sintesi della quadratura del cerchio (ritenuto compito impossibile “far quadrare il cerchio”) differenti eppure uguali separati ma inseparabili indipendenti ma uniti; per poter edificare per il Padre nostro.

  9. Non può esistere fondamento solido come i grandi insegnamenti che Cristo ci ha lasciato in eredità a riscatto della salvezza del nostro corpo e della nostra anima.
    Consideriamoci facenti parte di una stessa famiglia e di uno stesso Padre, che ci vuole bene e ci ama, ma che ci educa secondo i sani criteri dell’Amore che ci tiene uniti in Suo Nome. Saremmo figli disobbedienti se non seguissimo la sua linea di principio.
    Stiamo bene quando operiamo nel bene , o quando la nostra malvagità striscia insinuante nel fango della falsità e dei ricatti?. Non può esserci fututro senza i progetti che Dio ci indica, e che noi seguiamo per il bene di questo mondo che si dirotta sempre più nella perdizione della materialità, dei piaceri , e della falsa filosofia che inganna le nostre menti che ci fa sentire onnipotenti a discapito degli altri. Siamo Cristiani, perchè siamo di Cristo, e faremo conoscere Cristo a chi non è stato mai raggiunto dalla Luce che successivamente li salverà.
    Giorgio

  10. Ogni volta che leggo questo passo del Vangelo mi chiedo come avrei reagito io se fossi stata al posto di Maria, come avrei risposto all’angelo, cosa avrei pensato! ma io non sono Maria, non sono in quella situazione, a me non viene chiesto di diventare la madre del figlio di Dio per cui posso darmi solo risposte ipotetiche! posso però darmi risposte su ciò che concretamente viene chiesto a me! di una cosa sono sicura, che, anche nella mia vita, Dio manda ogni giorno un “angelo” per annunciarmi qualcosa! spesso si tratta di angeli in carne ed ossa, di amici, di fratelli, genitori, del sacerdote o della suora che abbiamo conosciuto durante un incontro in parrocchia, del compagno di classe, della signora che incontriamo al negozio, di un passante…insomma nel terzo millennio forse Dio non si serve più dell’angelo biondo con gli occhi azzurri, con le ali e l’aureola,! ma voi immaginate che reazione avremmo se ci si presentasse uno così dinanzi?!? io amo pensare ad un Dio al passo coi tempi, che ama servirsi di angeli della terra, degli angeli che scrivono canzoni, che usano internet…che sono moderni! penso allora agli “angeli Gabriele” della mia vita, a coloro che spesso mi hanno portato l’annuncio di Dio e penso alle mie reazioni! quante volte dinanzi a certe rivelazioni anch’io come Maria mi sono spaventata, quante volte anche a me è stato teneramente detto “non temere, il Signore è con te”, quante volte dinanzi alla mia incredulità, mi è stato detto:”nulla è impossibile a Dio”! Non occorrono grandi rivelazioni come quella fatta a Maria per sconvolgerci e per farci dire “com’è possibile?”, eppure spesso noi ci fermiamo a questa affermazione e non compiamo l’ulteriore passo nel rispondere: “eccomi”!
    O Maria , o madre dell’umanità, tenere madre, insegnami a seguire le tue orme, insegnami di fronte ad ogni rivelazione sconvolgente, di avere il coraggio, la forza, la prontezza di non farmi bloccare dall’ incredulità, ma di riuscire a fidarmi di Dio, di abbandonarmi tra le sue braccia e rispondere anch’io come te: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”!

  11. Rivestirsi di Dio e’ cosa molto difficile ma non impossibile.
    Rivestirmi di Dio per me equivale letteralmente ad indossare un cappotto che avvolge copre e protegge riscalda me e il prossimo del calore e dell’energia dello Spirito Santo.
    Pero’ ammetto anche che spesso questo cappotto mi va stretto, in un mondo dove tutti si “spogliano” della loroi dentita’ in nome di una vita sacrificata si barattano volentieri i valori con una fetta di superficialita’ per evadere dai problemi e da se stessi
    Indossare Dio e’ veramente dura e a volte io cado nel peccato di “togliere il cappotto” ma poi succede che l’infinito amore di nostro Signore fa in modo che io senta freddo senza di lui… un freddo che diventa Grazia
    Allora corro e mi rivesto di nuovo… com’e’ difficile la coerenza ma solo con la costante preghiera e il totale abbandono riesco a sentire la chiamata alla missione e dire si..
    Sentirsi cosi amati da non sentirsi degni di esserlo anche questo e’ coerenza perche in fondo continuo ad essere fatta anche di peccatopur indossando Dio
    MI riconosco infinitamente piccoloa, indegna e infinitamente Grata
    davanti all’eucarestia che viene a chiamarmi che viene a rimproverarmi a quell legnodi una croce che assorbe i miei peccati in nome di un Dio che e’ fatto di misericordia e che per me e’ morto.
    Oggi so che non saprei stare senza Dio ho troppo freddo…e so che lui e’ il cappotto piu’ bello che c’e’
    Vivo cercando di “vestire” me stessa e il mio prossimo ..porgendo il mio mantello a chi e’ nudo di Dio. E per me stessa voglio chiedere una preghiera a Cristo…La Grazia di farmi avere sempre freddo ogni volta che lungo la via appendero il cappotto perche son solo un essere umano……ma ogni giorno cristo bussa alla porta del mio cuore e mi ricorda che sono anche un apostolo amato ed innamorato, Vi voglio bene Susy

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